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  • Immagine del redattoreRik Grey

La caccia al cane

Strano ma vero, eppure in Giappone in tempi passati questa era una pratica molto diffusa.

La caccia al cane era una delle tre specialità del tiro con l'arco popolari durante il periodo Edo. Originariamente era un esercizio per migliorare le abilità nelle arti marziali, poi è diventato formalmente uno sport con regole ben definite agli inizi del XIV secolo.



Questi 6 pannelli, datati 1640 circa e dipinti su carta dorata, rappresentano esattamente l'inuoumono, la pratica della caccia al cane. Nella parte di destra vengono rappresentati i momenti iniziali del gioco. Attorno a un cerchio formato da una grossa corda posata sul terreno, gli arceri aspettano che il cane venga liberato. Gli arceri indossano un costume speciale, che include cappello, spada e pantaloni di pelliccia. Due altri gruppi di diciassette arceri ciascuno, sono allineati lungo il recinto da entrambe le parti del campo. Le regole del gioco determinano che quando un cane oltrepassa la corda, possa essere colpito sul torso con frecce molto imbottite, calcolando come punti di penalità tutti i colpi sulla testa e sugli arti del cane. Se il cane riesce a scappare senza essere colpito, gli arceri lo possono rincorrere fuori dal campo di gioco, come viene descritto nella parte sinistra dei pannelli. L'abilità degli arceri veniva giudicata in base all'accuratezza dei loro colpi, avendo ognuno tre frecce da tirare, e maggiore punteggio veniva assegnato ai tiri lunghi portati a segno.



In sostanza la pratica dell'inuoumono richiedeva grandi doti equestri e abilità con l'arco, rendendo questa attività tipica della classe dei samurai. Se ne fa cenno per la prima volta nel XIII secolo, per poi acquisire importanza nel periodo Kamakura (1185–1333) come mezzo per esaltare le abilità della nuova classe guerriera dominanate. Rimase popolare per tutto il periodo Muromachi (1333–1568), ma verso la fine del XVI secolo i samurai furono impegnati in numerose guerre civili interne per il potere e gli svaghi e le arti marziali vennero messe da parte. Con la lunga pace del periodo Edo lo shogunato riprese le antiche tradizioni: il clan Shimazu della prefettura di Satsuma organizzò un evento di caccia al cane nel 1646. La popolarità del gioco riprese velocemente quota e attirò folle soprattutto nelle città, dove la gente considerava la caccia al cane come puro intrattenimento. Come si vede nel dipinto gli spalti sono pieni di spettatori di tutte le classi sociali, come casalinghe, monaci, bambini, preti Shintoisti e dottori.

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